Mentre guida la crociata per i tagli alle spese sociali, la Lombardia trova i miliardi per le amenità

Lassù sulle montagne della Regione
di Giancarlo Scotuzzi - La Smonda n°33

   A cospetto della dissipazione di denaro pubblico che abbiamo denunciato sulla precedente edizione della Smonda (17.000 miliardi, di cui 3.000 in Lombardia, per sostenere corsi di formazione professionale che sono utili soltanto a chi li organizza e quasi mai a chi li frequenta) questa che raccontiamo ora è poca cosa: qualche decina di    miliardi. Ma costituirà un ulteriore, probante argomento accusatorio nel processo che, prima o poi, bisognerà fare alla classe politica che ci governa. La scusa per spillare quattrini alle casse pubbliche a beneficio dei soliti privati è fornita    stavolta dall’Onu. Dove, ogni anno, i veri padroni del mondo consentono agli staterelli più miserandi di sublimare la propria impotenza proclamando guerra ai mali dell’umanità con una sorta di danza della pioggia. Dopo l’anno dell’Aids, dell’infanzia eccetera, il 2002 sarà l’anno della montagna. Che vuol dire? Forse la fine delle cementificazioni residenziali in alta quota o il saccheggio delle foreste? No: semplicemente che, da oggi al 2002, la montagna sarà, per la classe dirigente  degli staterelli miserandi, il pretesto di farsi bella sprecando il denaro pubblico. Campione tra i campioni mondiali dalla malagestio, l’Italia è stata tra le prime province dell’impero a creare il suo bravo Comitato per il 2002, Anno della Montagna. «Lo Stato contribuirà con 9 miliardi, poi ogni Regione ci metterà del suo: alla fine disporremo di qualche    decina di miliardi» spiega il presidente del Comitato, Luciano Caveri, europarlamentare dell’Unione Valdostana e già presidente del Gruppo Parlamentare Amici della Montagna, movimento trasversale che istituzionalizza il consociativismo del saccheggio. La Lombardia ha deciso, il 7 agosto, di contribuire alla festa con circa 11 miliardi, che saranno ripartiti tra le province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Pavia, Sondrio e Varese. «Si tratta di uno stanziamento straordinario - spiega Giulio Boscagli, consigliere regionale forzista (casualmente cognato del presidente Roberto Formigoni) e  vicepresidente del Comitato Regionale per la Montagna (organismo istituzionale da non confondersi con quello per il 2002 - che non inficia i circa 35 miliardi che destiniamo ogni anno al recupero della montagna». Come vengono spesi abitualmente questi 35    miliardi è sotto gli occhi di ogni escursionista. Il Comitato Montagna 2002 promette, nel suo piccolo, di suonare la solfa di sempre, quella che accorda armoniosamente la socializzazione delle perdite con la privatizzazione dei profitti. È curioso, per esempio, che il Comitato abbia il proprio quartier generale operativo in via Cefalonia 4 a Bergamo, nella sede della Mountain Equipe, srl con un capitale di 50 milioni, costituita nel 1988, che vende merci e servizi per la montagna: amministratore unico è Silvana Cortinovis, 45 anni, che, alle visure camerali del 7 agosto (cui si riferiscono molti dati di questa indagine) risulta domiciliata al medesimo indirizzo di Agostino Da Polenza, 46 anni, che nella ditta ha una caratura    del 42%. Da Polenza è, ma guarda la combinazione, anche il direttore esecutivo del Comitato 2002 nonché consigliere di altre due società simili alla Mountain Equipe: la Mountnet srl (costituita il 12 ottobre scorso con un capitale di 80 milioni di cui 24 versati) a Trento (la cui provincia ha pure stanziato qualche miliardo per i festeggiamenti del 2002) e la Promontagna srl di Roma (costituita il 28 marzo scorso con un capitale di 30 milioni). Da Polenza, ex alpinista, è tra gli istigatori di un investimento molto controverso: mantenere un laboratorio di ricerche (chiamato Piramide e reso noto perché vi fu girato    uno spot pubblicitario, oltre che dagli encomi di giornalisti ospiti nell’annesso rifugio) a oltre 4 mila metri, sulle pendici dell’Everest, «per scoprire - commentano i suoi detrattori - se ed eventualmente di quanti metri si abbasserà la cima della montagna fra cent’anni. Se no, i nostri discendenti rischiano, una volta arrivati in vetta, di scalare il cielo, convinti - altimetro al polso - che la meta sia un metro e mezzo più in su». Ma ancora non s’è detto come il Comitato spenderà i suoi quattrini: al netto delle spese di cerimonia e di consulenza e di acquisti di beni e servizi (in relazione ai quali non dubitiamo che Da Polenza e le società in cui è interessato non incasseranno una lira), il progetto più ambizioso, partorito dai bergamaschi, consiste - spiega Da Polenza - nel propiziare la nascita delle cosiddette "scuole sulla neve", in modo che gli studenti    destinati a diventare campioni possano allenarsi quanto serve senza rimanere indietro con gli studi». «Potremmo realizzare altre scuole professionali come quella di Malles, in Alto Adige, che raduna gli atleti della regione. Un po’ come nei campus americani» esemplifica il presidente Caveri. I sani cultori del primato della didattica sullo sport non si allarmino: sono sparate da tromboni dello sperpero. Quando ciascun socio del Comitato 2002 si sarà ritagliato la fetta di torta che gli compete (fette destinate ad appagare masse affamate di cultura della montagna, chiaro) resteranno giusto due palanche per pagare qualche giornalista che stenda sulla grande abbuffata un velo di encomiastica piaggeria. Chi sono questi soci? Ecco l’elenco provvisorio: Fondazione Courmayeur, Fondazione Angelini di Belluno, il citato Gruppo parlamentare amici della    montagna, Associazione eletti della montagna, Unione delle Comunità montane, Federazione dei Bacini imbriferi montani (clientelari enti pubblici superati dalla nascita delle Comunità, di cui costituiscono un doppione), Club alpino italiano, Museo della montagna di Torino, Festivalfilm di Trento. Il circolo è aperto alle adesioni. Caveri annuncia quelle del Touring club italiano e della Federazione italiana degli sport invernali. Chi ha qualche entratura nel ramo e aspirazioni (sempre di cultura della montagna, ribadiamo) si faccia avanti.