HONEY MOON ON SALATHE'
"Impressioni su una luna di miele particolare"

Sonja sulla Headwall della Salathe'"Ma ci hai pensato bene?"......"Sei proprio deciso?"....Ecco alcune delle strane domande che molti ti rivolgono quando stai per sposarti. Poi il 28 settembre Sonja ed io decolliamo per la nostra luna di miele verticale; e non dobbiamo più cercare risposte! Abbiamo deciso di sfogare la brama arrampicatoria coniugale sulle mitiche rocce degli States. Il primo giorno ci trasferiamo subito da Los Angeles al Sequoia National Park, il posto ideale per entrare al più presto nelle dimensioni del paese dei "giants", ed avvertiamo subito la voglia di conoscere una delle nostre mete principali, una parola magica tra gli arrampicatori: "Salathè"! L'entusiasmo lascia poi il posto ad uno strano disagio, accentuato dalla calura soffocante, quando alziamo gli occhi verso di Lui, l'immenso monolite di El Capitan. Arrampicata sulla Salathe' WallIl buio cala presto a Camp IV, nello Yosemite National Park, e la sera trascorre accanto al fuoco in compagnia di un'eterogenea fauna di climber indigeni e qualche europeo. Avvertiamo però un certo scetticismo in questi ragazzi quando scoprono che, dopo solo due giorni dal nostro arrivo in Valle, vogliamo tentare la Salathè a El Cap..... 
Saranno la minuta prestanza di Sonja o la mia faccia beata da sposo novello a creare queste perplessità?! Il primo giorno sulla Salathè ci galvanizza al massimo: le difficoltà si rivelano più morbide del previsto, e ci sciroppiamo dodici tiri tutti d'un fiato senza quasi accorgerci. Ma il giorno dopo El Cap mostra i denti e son dolori! La lettura superficiale della relazione non mi aveva preparato ai tiri in camino che ci aspettavano....veramente terribili. Arrampicata sulla Salathe' WallIl primo trauma è l' "Hollow Flake", che si raggiunge con il famoso, anche se relativamente facile, grande pendolo.Questa temibile fessura è un "off width" di 35 metri, il che significa che per tutta la sua lunghezza non si riesce ad arrampicare in camino, ma neanche con l'incastro, ed è anche assolutamente impossibile proteggersi. E' la famigerata e temuta arrampicata "fuori misura" di Yosemite che, non conoscendo, affronto con una tecnica goffa e faticosissima. Risultato: due grossi ematomi sul gomito e ginocchio destro, nonchè molti capelli bianchi in più! Poi ci rilassiamo su tiri più umani, ma un altro caminetto pestifero, "The Ear", mi abbassa nuovamente il morale. Io sarò più disinvolto in placca, ma questo non è quinto grado! Un bivacco scomodissimo sotto il tetto, "The Roof", e domani saremo fuori!  L'ultima sezione dell'interminabile parete è in continuo leggero strapiombo; molto elettrizzante per le centinaia di metri di vuoto sotto le suole, ed il saccone da recupero non si impiglia più, con tutto El Capitan sotto di noi. Half DomeUna roccambolesca discesa per l'Eagle Creek ci riporta all'imbrunire a Camp IV; stanchi,  disidratati ma pienamente soddisfatti. Qualche giorno di necessario riposo, quindi facciamo una visita di cortesia alla Signora della valle, l'Half Dome, che raggiungiamo alle prime luci dell'alba per un lungo ma comodo sentiero. Grosse vene di quarzo sporgono sinuose dall'enorme cupola di granito rosso; la più conosciuta è "Snake Dike" che ci conduce in cima in una giornata di splendidi colori ed entusiasmante arrampicata. Prima di salutare Yosemite vorremmo ancora salire qualche bella via sulle strutture minori, ma rimaniamo delusi dalla rigida etica della valle che impedisce di creare, come invece avviene in tutte le climbing area europee, quei gioiellini di arrampicata moderna ai quali siamo ormai abituati. La bella vena di Snake DikeQuì lo spit è tabù, cosicchè anche sulle vie più brevi ci si deve spesso arrabattare su fessure erbose con chiodi fatiscenti oppure stressare su orribili "bolt" (schifezze ad espansione di 5-6 millimetri) o su clif appoggiati ai buchi scavati per l'arrampicata "pulita", il tutto quando con qualche misero spit si sarebbero potute creare magnifiche occasioni di arrampicata sportiva in un ambiente di sogno! Ma ci rinfranchiamo subito...A pochi chilometri dal fondovalle, ancora nel parco, c'è Toulomne Meadows, un magnifico altopiano a 2500 metri, dove i "dome" (cupoloni di granito) si rispecchiano in innumerevoli laghetti immersi in folte foreste. Sulla via Snake Dike all' Half DomeIl granito è molto rugoso e ci si può divertire su vie in placca dal monotiro ai 300 metri di sviluppo. Non mancano le fessure e tante salite sono ragionevolmente attrezzate, in più sta nascendo qualche difficile tiro preparato dall'alto...Un paradiso: forse però più adatto ai mesi estivi! Il viaggio prosegue, attraverso il desertico Nevada, per "City of Rocks" in Idaho, uno dei santuari dell'arrampicata sportiva in America. Quì i climber hanno trovato un interessante equilibrio tra vie nuove preparate con trapano e spit del 10, e le salite classiche, ugualmente belle, lasciate attrezzate come in origine. Inoltre, sulle falesie più frequentate, una normativa locale impedisce di sviluppare ulteriormente nuove vie, una soluzione che contrasta forse con la libertà d'azione, ma che impedisce un proliferare selvaggio di vie che si sovrappongono e si intersecano. Nella "City" si arrampica spesso su strapiombi granitici, talmente lavorati che sembra quasi di appendersi alle concrezioni di Finale. Il granito antichissimo della zona ha perso in molti punti lo strato di liscia "crosta" superficiale, regalando ai climber solidissime reglette. Yellowstone National Park, Wyoming Black Hills. Ci prendiamo un diversivo alle "solite" forme granitiche per le slanciate canne d'organo basaltiche della Devil's Tower. Un'altra via ad incastro (povere mani..)e poi via verso ovest. Ormai siamo saturi di arrampicate, ma ci attirano sempre i meravigliosi spettacoli dei Parchi Naturali che incontriamo nel viaggio. Così la nostra minuscola tendina si posa di volta in volta nell'Arches National Park, Canyonland, Grand Canyon, Death Valley, Monument Valley; visioni grandiose ed indimenticabili. Ricaricate le batterie con questo tour un po' più rilassato, ci torna la voglia di arrampicare e, lasciando il freddo che sta rapidamente avanzando dal Nord, andiamo a consumare gli ultimi millimetri di suola delle scarpette a Joshua Three.Paolo & Sonja Caldo torrido in ogni stagione, rocce e Joshua (l'albero di Giosuè), Joshua e rocce. Ci divertiamo ancora un po' sulle belle placche attrezzate a bolt di queste strutture granitiche, sollevati da non dover più litigare con nut, fried e nocche spellate. Qualche perplessità quando usciamo da un monotiro di 5.12 e, invece della prevista catena così familiare nell'arrampicata sportiva, ti ritrovi a dover attrezzare la sosta in cima al masso con i friend che hai lasciato nella tendina.... per poi rientrare a piedi nudi! Non aggiungo altro a questa nostra meravigliosa esperienza negli U.S.A., paese con splendidi paesaggi naturali ottimamente e severamente preservati, e dalla gente un po' bislacca ma simpatica...Altrimenti dovrei annoiarvi ulteriormente con le montagne russe di Disneyland, od i leoni marini dell'Oceano Pacifico oppure...Ma questa è un'altra storia!           Paolo Vitali


USA 1990
USA 1990 - viaggio di nozze sulle roccie e i parchi del west
USA Coast to Coast 2001
USA Coast to Coast 2001

Testi, disegni e immagini: Copyright  ©  Paolo Vitali www.paolo-sonja.net